Pamela Cantarella – Psicologa Professionista

Nell’ultimo decennio il concetto di dipendenza ha subito una dilatazione notevole: mentre in un primo momento si riferiva esclusivamente al consumo di “sostanze” quali fumo, alcol, droga… l’attuale spettro delle dipendenze include un gruppo multiforme di disturbi in cui l’oggetto della dipendenza non è una sostanza bensí un “comportamento lecito e socialmente accettato”, che viene reiterato compulsivamente diventando ricerca patologica di piacere e gratificazioni a livello psichico, a dispetto della consapevolezza delle conseguenze negative che ciò comporta.

Tra le New Addiction -cosí chiamate, in quanto “Nuove Dipendenze senza Sostanza”– particolare importanza, soprattutto in etá adolescenziale*, riveste la Ludopatia, o
GAP, Gioco d’Azzardo Patologico,
vero e proprio disturbo contemplato nei manuali diagnostici (DSM 5) e riconosciuto da organizzazioni a livello mondiale (OMS).

[*L’adolescenza, oltre ad essere caratterizzata da tutta una serie di cambiamenti a livello fisico e psicologico, è anche una fase dello sviluppo in cui si intensifca il “bisogno di esplorare propri limiti”, mettendosi alla prova. Vi è pertanto una maggiore tendenza a sperimentare “attività rischiose”, tra cui anche quelle che possono provocare dipendenza].

L’etimologia stessa del termine Ludopatia (ludo-gioco, patia-stato di sofferenza) la identifica letteralmente come “malattia del gioco”, riguardante tutti quei soggetti che scommettono denaro sui risultati di un gioco o di qualsiasi altro evento il cui esito é incerto e determinato da un certo grado di probabilità.

Un tale comportamento viene definito “problematico” nella misura in cui, oltre a diventare ricorrente e persistente, la sua pervasività ed incontrollabilità, comporta compromissioni in tutte le aree di vita del soggetto (familiare, scolastico/lavorativo, sociale) ed un conseguente disagio clinicamente significativo.

Purtroppo nel caso delle dipendenze comportamentali risulta difficile comprendere il “reale livello di problematicità”, in quanto proprio l’“accettazione sociale” di certi comportamenti, percepiti come ludici e di intrattenimento, rischia di promuovere e mascherare certe situazioni, che sono però “solo apparentemente” nella norma.

Risulta pertanto molto importante “riconoscere i primi segnali di problematicità”, e divenire consapevoli del fatto che un comportamento di gioco potrebbe “virare da comportamento sociale di svago a comportamento problematico di interesse clinico”:
questo si verifica quando il tempo dedicato al gioco d’azzardo, la quantità di denaro ed il coinvolgimento emotivo sfuggono al controllo della persona e la condotta ludica assume un carattere compulsivo tanto da diventare una dipendenza patologica.

A proposito dell’eziologia il GAP ha nasce e si sviluppa attraverso una combinazione di
• fattori biologici (vulnerabilità neurobiologiche a carico di alcuni neurotrasmettitori: dopamina, serotonina, noradrenalina);
• fattori psicologici (tratti caratteriali quali impulsività, tendenza al discontrollo, competitività ed irrequietezza);
• fattori sociali (particolare storia familiare con problematiche di dipendenza, e conseguente “apprendimento per imitazione”).

Oltre a ciò, quello che si riscontra puntualmente è una “forte relazione tra situazioni di disagio emotivo e comportamenti di dipendenza”.
Viene individuato un iniziale desiderio di fuga da una realtà vissuta come pesante, stressante, noiosa o insoddisfacente; la dipendenza diviene pertanto espressione di un disagio psichico profondo, e risulta associata a problemi personali e sociali e ad un’incapacità di tollerare il dolore mentale, che porta a rinunciare all’uso del pensiero e della riflessività a favore di una scarica emozionale iterativa messa in atto con modalità progressivamente sempre più compulsive.

Essa nasce dunque in situazioni e contesti ritenuti problematici, da cui si cerca una “via d’uscita”. Forte è infatti il “senso di evasione” derivante dalla messa in atto del comportamento di gioco che innesca sensazioni molto forti di eccitazione e piacere derivanti dall'”azzardo”, il rischiare qualcosa nella speranza di ottenere qualcosa di un valore maggiore.

É questo il meccanismo che sta alla base del GAP: la “sfida alla casualità”, intesa come tentativo ossessivamente messo in atto di sconfiggere eventuali avversità del caso, inseguendo la sensazione di avere la fortuna dalla propria parte.
Neanche le perdite fanno demordere, perché l’idea che domina il giocatore patologico è quella che prima o poi la fortuna tornerà dalla propria parte;
è cosí che “il recupero di quanto perso” è un fattore di mantenimento che autoalimenta il gioco stesso, in una “rincorsa alle perdite” che innesca un pericolo circolo vizioso in grado di cronicizzare una situazione di per sé già critica.
In questo inebriante vortice si tende purtroppo a sottovalutare le conseguenze negative di tali condotte che arrivano a sfuggire di mano, finendo per causare malessere, isolamento sociale e gravi compromissioni finanziarie.

La Ludopatia intesa in senso tradizionale comprende i classici giochi quali poker, black-jack, slot machine… Negli ultimi anni si è peró assistito ad una “traslazione delle dinamiche patologiche legate alla dipendenza da gioco dal piano reale a quello virtuale”: al cosiddetto “Digital Gambling” appartengono giochi interattivi e giochi di ruolo online, video poker e casinò virtuali, che hanno fatto aumentare il fenomeno in maniera esponenziale.
Quello del gioco d’azzardo si è trasformato così in “un mondo alla portata di tutti, comodamente accessibile da casa propria”; la virtualità favorisce inoltre sensazioni di anonimato e di invisibilità che permettono un senso di deresponsabilizzazione e distacco dalle proprie azioni.

Un ultimo appunto va fatto in merito all’impatto che il Covid ha avuto anche sulla realtà del GAP, inclusa tra quelle che hanno visto un incremento della loro manifestazione, soprattutto nella versione virtuale.
La pandemia ha accelerato la trasformazione digitale di ogni aspetto della vita delle persone, e l’industria del gioco non è stata risparmiata da questa trasformazione.
In tempo di lockdown il settore del gioco d’azzardo ha subito la chiusura quasi immediata dei locali in presenza quasi a livello globale.
La pandemia ha lasciato i giocatori spesso isolati nelle proprie case, e l’online è così diventato la forma di gioco d’azzardo preferita ed, in molte realtà, l’unica disponibile.

Queste, per sommi capi, le caratteristiche del fenomeno e le dinamiche che lo originano e lo mantengono.

Si ritengono pertanto di fondamentale importanza “interventi informativi e di sensibilizzazione sui rischi e pericoli di certe condotte” apparentemente innocue, rivolti in primo luogo ad adolescenti e preadolescenti, ma anche ad adulti che rivestono ruoli significativi (quali genitori e/o insegnanti), affinché poter attuare un’azione preventiva che miri innanzitutto ad una conoscenza del fenomeno in oggetto, con particolare riferimento ai “reali rischi e pericoli” legati alla condotta di gioco, solo apparentemente innocua.

L’intento è quello di tentare di “correggere” le distorsioni cognitive che accompagnano il GAP, evidenziando soprattutto quanto siano improbabili le tanto sperate vincite, e quanto invece siano deleterie le conseguenze di una condotta di gioco incontrollabile e patologica.

L‘azione preventiva dovrebbe comprendere anche un lavoro di riflessione su eventuali momenti di crisi o difficoltà che si stanno attraversando, cosa si sta cercando di stordire e/o da cosa si sta tentando di scappare, tentando di trovare soluzioni alternative meno nocive.