Pamela Cantarella – Psicologa Professionista

“La vera salute nasce dall’equilibrio tra stato fisico e condizione psicologica”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce oggi il concetto di Benessere come “stato complessivo di buona salute fisica e mentale”.

Quindi non più esclusivamente assenza di malattia, secondo una concezione del passato incentrata prettamente sull’aspetto della salute fisica, ma “condizione armonica di equilibrio tra le varie dimensioni dell’uomo”.

Questa evoluzione del concetto di Benessere è frutto del superamento del rigido dualismo cartesiano e della “antinomia mente-corpo” che vedeva questi ultimi come due ambiti separati l’uno dall’altro, senza possibilità di comunicazione;
e soprattutto, dove una netta scissione tra corporeo e psichico portava erroneamente a concepire l’uomo esclusivamente come un insieme di organi e di funzioni, alimentando il paradigma del “riduzionismo meccanicistico”.

Anche Ippocrate nella sua rigorosa concezione medica, riconduceva l’origine di ogni male ad un “problema organico”, individuabile nel “corpo” dell’individuo.

Bisognerá attendere S. Freud che, con la sua “visione psicoanalitica”, permetterá l’uscita dell’origine della malattia mentale dall’ambito meramente somatico, per accettare finalmente la presenza di “processi psichici”, molti dei quali inconsci.

Tali processi, anche se non direttamente individuabili nè chiaramente visibili, sono la causa di diverse condizioni patologiche che colpiscono il soggetto in modo disadattivo, tanto da causargli una sofferenza personale ed una compromissione della qualità di vita.

Sebbene dunque l’essere umano abbia un organismo regolato da leggi biologiche, egli non è esclusivamente coincidente con esso; è possibile riscontrare tutta una serie di “accadimenti” che non hanno nulla di tangibile, ma che contribuiscono allo stato globale di benessere o malessere dell’individuo.
Una dimensione che “va oltre” la consistenza reale, che “eccede” l’organismo naturale, ma che lo supporta ed è un suo pari: ecco perchè “della dimensione psichica bisognerebbe prendersene cura al pari del corpo”.

L’interdipendenza tra corporeo e psichico

Secondo una cosí rivoluzionata visione, mente e corpo vengono intesi come termini che si completano, rivelandosi aspetti diversi e complementari che si riferiscono alla “complessità” delle esperienze umane: cosí come un buono stato di salute fisica influenza positivamente lo stato mentale di un soggetto, allo stesso modo non si può non tenere in considerazione l’influenza che la mente esercita sul corpo.

Uno stato completo di benessere coincide dunque con un “rapporto di interdipendenza ed equilibrio tra corporeo e psichico”, che devono godere della stessa importanza e meritare la stessa attenzione, per consentire agli individui di raggiungere e mantenere quella “condizione ideale” che possa influenzare positivamente il funzionamento dell’intero organismo, consentendo di sfruttare al meglio tutte le capacità, da quelle maggiormente cognitive ed intellettive, a quelle piú psichiche ed emotive.

Solo se si pensa all’organismo non come la somma di singole componenti appartenenti ad ambiti slegati tra loro, ma come l’“integrazione complessa” di tutto quello che si è, si sente, si pensa, senza distinzione tra ciò che avviene sul piano mentale e quello corporeo, si potrá riuscire a vedere ogni soggetto nella sua “interezza” e, soprattutto, comprendere che cosa gli succede.

Promozione della Salute e Qualità di vita

Tutto ciò in un’ottica di promozione della salute e del benessere, (sebbene gli indici di salute nella nostra società continuano ad essere focalizzati in larga parte sul disagio, sulla malattia e sul funzionamento negativo), che punta ad un piú generale miglioramento della qualità di vita, intesa come mantenimento, ripristino o potenziamento delle risorse di un soggetto, per favorire una risposta adattiva sia alle esigenze interne che alle richieste dell’ambiente fisico, sociale e relazionale circostante.

Ecco perché chi si occupa di “cura” deve necessariamente osservare e comprendere l’individuo all’interno di questa sua complessità, ponendolo al centro di un sistema influenzato da fattori biologici, psicologici, sociali, interpersonali e ambientali, in modo così da poter avere una visione d’insieme più completa.

La “rivalutazione della componente psicologica” supera la limitatezza e la parzialitá del voler considerare solo le manifestazioni sintomatologiche a livello corporeo, e permette di concentrarsi su una “globalità psichica, sociale e culturale dell’essere umano”, di cui l’organo -o gli organi- interessati dalla sintomatologia, rappresentano solo l’espressione ultima di un disturbo.

In una “concezione di tutto unitario”, la malattia si manifesta sì a livello organico come “sintomo“, ma anche a livello psicologico come “disagio“. Da qui la necessità di porre l’attenzione non solo alle manifestazioni fisiologiche dei disturbi, ma anche all’aspetto emotivo che li accompagna, poichè “si esprime attraverso il corpo, mediante un linguaggio metaforico, ciò che l’individuo nel profondo sta vivendo, spesso al di fuori della propria coscienza” (U. Galimberti).

Il benessere psicologico nel concreto

Volendo vedere piú da vicino e nello specifico questa fondamentale dimensione, importante tanto quanto la salute fisica, appare utile la definizione dell’OMS secondo la quale è possibile far coincidere lo stato di benessere psicologico con una condizione in cui “l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”.

Affinché ciò possa verificarsi risulta necessario possedere tutta una serie di “caratteristiche” che partecipano, nel loro insieme, al raggiungimento della condizione di benessere mentale; quest’ultimo si presenta dunque come un “processo multidimensionale e dinamico che comprende vari e molteplici aspetti”.

Tra le componenti del benessere psicologico (secondo i risultati di ricerche effettuate da alcuni Autori -tra cui C. Ryff, dal cui elenco è nato un questionario autovalutativo, il PWB: Psychological Well-Being-) si ritrovano certamente:

• l’Autonomia, quale capacità di essere indipendenti, di auto-determinarsi, di sviluppare un pensiero autonomo rispetto alle pressioni sociali, di valutare sè stessi in base ai propri standard;

• la Padronanza del contesto intesa come il riuscire a padroneggiare l’ambiente in cui si vive, cogliendo le opportunità e fronteggiando le avversità, in base ai propri valori;

• la Crescita personale, che coincide col sentirsi in continuo sviluppo e in grado di esprimere il proprio potenziale, rimanendo aperti a nuove esperienze;

• la presenza di Relazioni positive con gli altri, grazie alla capacità di saper costruire rapporti affettivi e sociali basati sulla fiducia, sul calore, sull’intimità, sull’empatia e sulla reciprocità. 

• la capacità di raggiungere gli Scopi della vita, intesa come il sentire di direzionare le proprie energie verso degli obiettivi ben definiti, che diano un senso alla propria vita, in continuità tra passato e presente; 

• l’Accettazione di sè, che si realizza attraverso il mantenimento di un atteggiamento positivo verso sè stessi, riconoscendo e accettando pregi e difetti. 

Il raggiungimento di uno stato di benessere a livello mentale appare dunque il frutto dell’integrazione di vari elementi, oltre ad essere una condizione dinamica, che può modificarsi nel corso del tempo, in base agli eventi di vita.

Alcuni di questi, se vissuti come problematici e/o stressanti possono infatti alterare l’equilibrio, provocando situazioni di disagio e di sofferenza e, pertanto, di malessere.

Benessere e Malessere costituiscono dunque i due poli al cui interno si dispiega la vita di ciascun individuo, costantemente modulata da sensazioni che si manifestano secondo questa “bipolarità”, articolandosi e muovendosi all’interno di un “continuum di stati opposti”.

Prendersi cura del proprio benessere psicologico 

Se è vero dunque che il malessere nasce da una condizione di equilibrio turbato, restaurare proprio tale equilibrio è il primo passo di un percorso che parte dalla presa di consapevolezza delle proprie difficoltà, e dal coraggio di chiedere aiuto ai professionisti del settore psicologico affinchè poter usufruire di un supporto specializzato che sostenga durante il tragitto per il raggiungimento di un reale e totalizzante stato di benessere la cui principale via d’accesso, oltre il corpo, è anche la mente.

“Prenditi cura del tuo benessere psicologico, perché non c’è salute senza salute mentale!”

..e ricorda che e’ possibile trasformare anche un momento di crisi in un’opportunità di crescita personale, grazie alla scoperta di risorse spesso inaspettate, che consentono di affrontare e superare anche le situazioni piú difficili.